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* Fatti un tuffo nel mio Space!! * Lo spazio di LoryAxel
Generazione anni '80Questo è il testo di una mail che mi ha inviato una mia amichetta, alias Nisetta... e visto che è davvero simpatica (sia la mail che l'amica
Un salutone ad Anna!!! Forza Nisa, forza e coraggio per l'esame!
Lo scopo di questa missiva é quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati agli inizi degli anni '80 anno più, anno meno, quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori;valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria
fino ai 50 anni. Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l'aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia '90. Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti. Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice. Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con lebiglie, a saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi didivertimento o aver visto i cartoni animati a colori. Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni. Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la Maturità e i pionieri del 3+2. Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione). Abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la droga. Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. e quelli per cui non gli costa niente licenziarci. Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.); abbiamo gridato NO NATO, fuori le basi dall'Italia, senza sapere molto bene cosa significasse, per poi capirlo di colpo un 11 di settembre. Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero. Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in. Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen, e gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta. Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci puoi giocare."), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, i Volutrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l'ascensore. La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme. Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grassoe fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato.
12 June Ciao a tutti!!Salve gente!
Il fatto è che sono sotto esami...
Voi direte..."ma che scuse!... Che ci vorrà mai a scrivere due cose!!.."
E vi do ragione!... Ma c'è da precisare un aspetto, ovvero che a me piace inserire solo interventi discretamente carini, su cui ci studio un pò e che quindi mi richiedono l'impiego di minutini preziosi!
E allora ho tagliato la testa al toro (povero torellino!! Solo in senso lato....sia mai!!) e rinunciando a possibili compromessi ho deciso di lasciare da parte per un periodo i miei interventi
Ecco, ve lo ho detto, giusto per dare qualche informazione!
CIAOOO!!!!!
9 May Recensione CraschTITOLO: CRASH GENERE: Drammatico REGIA: Paul Haggis SCENEGGIATURA: Paul Haggis, Robert Moresco
Attraverso la trama del film si intrecciano le vicende dei protagonisti, cittadini di Los Angeles diversi per nazionalità, ceto e status sociale, e le loro storie sono per qualche verso collegate da un filo conduttore, rappresentato dai pregiudizi che opprimono e limitano la convivenza sociale, la diffusa tendenza a ragionare per stereotipi e a giungere a soluzioni affrettate, convenienti perché esonerano da un’analisi logica più attenta, che dovrebbe riguardare ogni singolo caso concreto. Ed eccovi una drammatica dimostrazione di come è semplice smontare questo castello di false convinzioni. Il film ci pone subito di fronte alla problematica del razzismo, della triste realtà con cui alcuni onesti lavoratori vengono visti di cattivo occhio, senza una valida ragione, e solo in virtù della loro nazionalità o di qualche vistoso tatuaggio. Ma la denuncia sociale non si ferma a temi così scontati; il film vuole dimostrare quanto la convivenza sociale sia resa difficile da flagelli come il terrorismo, che inesorabilmente seminano paure diffuse, spingendo gli individui verso comportamenti estremi. Nel film, per esempio, un commerciante persiano viene scambiato per arabo da un venditore di armi, il quale a sua volta assume un atteggiamento duro ed evidentemente discriminatorio. Ebbene, si potrebbe fare una riflessione e porsi una domanda: è sensato giustificare il comportamento di chi ragiona per stereotipi, in vista di comprensibili paure, oppure è più giusto stigmatizzare chi fa di tutta un erba un fascio? Vediamo come la superficialità di molti individui sia dannosa e come impoverisca il loro animo. Ma questo film da una speranza in più, come un bagliore all’orizzonte, che offre una occasione di redenzione per tutti, anche per l’individuo più meschino. Non che sia possibile pulire l’anima da tutti i peccati, ma di certo ci si può avvicinare verso il prossimo per stabilire un contatto, quel contatto che manca e che in questa società frenetica si stabilisce solo in occasione di eventi non previsti, di incidenti non voluti, dove la gente è sorda e non sente quante grida provengono da persone che soffrono, e che forse soltanto per questo motivo non sono cittadini modello. Sarebbe meglio non arrestarsi alle apparenze e non pensare con ostinazione che tutto sia o nero o bianco: esistono anche i toni grigi e forse nell’uomo cattivo non si trova soltanto del marcio, come nell’individuo trincerato intorno a saldi principi etici si può celare qualcosa di oscuro e negativo. Il film ci dimostra come le apparenze siano devianti con l’agente Rayan (Matt Dillon), che esprime sentimenti razzisti e poi si rivela una persona capace di nobili azioni, mentre è costretto a vedere il padre soffrire, affetto da una straziante malattia; con l’altro giovane agente Hanson (Rayan Philippe), che sembra molto più integro moralmente e poi si dimostra capace di compiere un’azione terribilmente vigliacca e meschina. I temi del film non si dimostrano un composto di originalità, ma sono abilmente coordinati ed alcune scene colpiscono dritto al cuore, suscitando autentiche emozioni…. Il cast è ottimo e la vista della pellicola è sicuramente piacevole. Ebbene, quale migliore occasione per riflettere? 1 May Sucker free citySucker free city
a Spike Lee joint
![]() Ho avuto l'opportunità di vedere quest'altro film di Spike Lee.
E' ambientato nei sobborghi di San Francisco ed è testimonianza delle lotte tra bande di afroamericani, cinesi e bianchi. Come ha detto Spike Lee, in una squadra di football di San Francisco, i giocatori portano un cappellino rosso con su impresse le due lettere S e F , e così il registra ha trovato spunto per il titolo: S F= San Francisco= Sucker Free!
Il film è molto duro, ma rispecchia storie reali.... cha fanno riflettere. Ed il buon cinema è quello che insegna!
Sono davvero contenta che ci siano registi così in gamba... Ho potuto anche ascoltare le parole che Spike Lee ha rilasciato alla conferenza stampa, di cui parte è inserita nei contenuti extra del dvd, ed i suoi pensieri accompagnati dal suo atteggiamento mi hanno davvero colpita!
Sei FORTE Spike!!!
28 April RunningTITOLO:Running GENERE: Thriller, poliziesco, azione REGIA: Wayne Kramer SCENEGGIATURA:Wayne Kramer PROTAGONISTI: Paul Walker, Cameron Bright, Vera Farmiga, Chazz Palminteri, Johnny Messner ![]()
Se amate il genere di Tarantino, sicuramente è un film da vedere! Non deve essere consigliato a chi non è dotato di "fegato" per assistere a scene particolarmente truculente ed a gratuiti spargimenti di sangue. Ma se avete assistito con piacere a film come "Le Iene" o "Kill Bill", sarà per voi entusiasmante trascorrere due ore di "tensione", in una vicenda ingarbugliata, consumatasi in una notte infernale 27 April Gita al centro storico.![]() ![]()
Ciao a tutti! Sapete?..... Sabato scorso ho avuto l'opportunità di incontrare Marco, un mio caro amico di blog.
Abbiamo trascorso una piacevole giornata nel centro storico di Roma, confrontandoci su tante cose e accertando quanti interessi abbiamo in comune!
Comunque.... copiando l'iniziativa di Marco
22 April Pirelli Film Avete visto il Pirelli Film??
E' un lungometraggio, dura 8 minuti... Quindi vi consiglio di vederlo!
18 April Mary ReillyHo visto un film che mi ha entusiasmato! Mary Reilly. Segue la mia recensione che il mio caro amico Marco ha pubblicato sul suo bellissimo blog per amanti del cinema! Dovete sapere che grazie a lui ho maturato la convinzione di scrivere recensioni!
MARY REILLY
REGIA: Stephen Frears GENERE: Horror, drammatico, thriller CAST: John Malkovich, Julia Roberts, Glenn Close
Un film inquietante.... che sprigiona una forza simile a quella di una calamita.
Questo film, traendo spunto dal romanzo di Valerie Martin (La governante del dottor Jeckyll), racconta la celebre storia del Dr. Jekyll e Mr Hide, vista con gli occhi della giovane governante Mary Reilly (Julia Roberts). La incontriamo subito, nella prima scena, scorgendo il suo delicato viso avorio, i lunghi capelli raccolti rossi, l’aspetto emaciato e la sua delicatezza nei movimenti, quando già assistiamo alle prime avvisaglie del contrasto che domina questo film: la candida Mary Reilly trova sotto il materasso del letto, nella camera che sta riordinando, un fazzoletto bianco imbevuto di sangue, con su scritte le iniziali H. J. Mary Reilly è una ragazza estremamente semplice, virtuosa e rispettosa, riconoscente di quel poco che la vita le ha dato. Presta servizio presso la casa signorile del dottor Henry Jekyll (John Malkovich), e trascorre in quella villa tutte le sue giornate, insieme ad altri domestici, subendo le prepotenze del duro e inflessibile Mr. Poole (Gorge Cole), il capo-maggiordomo, responsabile della servitù. E’memore di un’infanzia ferita, ma svolge il suo duro lavoro con devozione, senza dimostrare insofferenza o insoddisfazione. Ha il dono della spontaneità ed è l’unica che, grazie alla sua scaltrezza, riesce ad esprimere i propri pensieri più sinceri al suo padrone, senza peccare comunque di insolenza, e ciò le permette di intrattenere con il dottor Jekyll insolite conversazioni, che ingenerano sconcerto ed invidia tra il resto della servitù. I loro dialoghi sono incantevoli, e un carismatico John Malkovich entra perfettamente nei panni di un elegante e signorile dottor Jekyll, che si esprime con parole suadenti e modi leziosi, ad emblema del tipico gentile signore dell’Inghilterra Vittoriana. Ed emerge fin dall’inizio come la candida Mary Reilly stimi e adori tanto il dottor Jekyll, che a sua volta dimostra una singolare disponibilità ed una lodevole ammirazione per la cameriera; proprio lui, che inquieta tutti, salvo Mary, per via delle sue strane abitudini e del suo estenuante impegno con la scienza, che lo tiene rinchiuso nel suo oscuro laboratorio per notti intere. In sintonia con l’atteggiamento del dottor Jekyll, la grande casa è avvolta da una lugubre ed inquietante atmosfera, nella quale l’innocente e candida Mery porta un bagliore di freschezza; tinte scure dominano le sequenze e le scene girate all’esterno sono avvolte in una leggera nebbia. Ed ecco apparire la figura dell’assistente del dottor Jekyll, Mr Edward Hide (John Malkovich), una presenza che all’inizio aleggia nella villa e non si lascia intravedere; si conosce soltanto la sua abitudine di utilizzare l’entrata principale per uscire (magari nella notte), ma non per entrare. Quando questa entità prende forma appare un giovane intrigante dalle tinte oscure, florido nell’aspetto e profondo nello sguardo; è un uomo tenebroso, sagace e spesso sfrontato, villano nei modi, che quando si imbatte nella dolce Mary Reilly non ha remore nel mostrarle il suo divampante e vorace spirito ardente e non esita ad esprimerle il suo voluttuoso desiderio carnale. Si aggiunge la presenza di una cinica e cattiva donna di malaffare, Mrs Farradey (Glenn Close), e non si riesce subito a capire quali legami intercorrano tra lei, Henry Jekyll ed Edward Hide. Il mistero avvolge le vicende della villa e persino la trasparente personalità di Mary appare a tratti contrastata, poiché senza sapersi spiegare il perché, si trova a desiderare e a voler difendere il meschino Hide. La vicenda trasfigura una inquietante lotta tra due poli, tra il Bene ed il Male, come d’altronde testimonia la duplice e opposta personalità di Dr Jeckyll e Mr. Hide. Alla bontà, al candore e alla gentilezza si contrappongono la malvagità, il desiderio meramente carnale, la brama di vivere con voracità la vita. Si potrebbe cogliere un messaggio che dimostra come il bene possa domare il male, come il perdono di occhi velati dall’amore riesca a trascendere le più efferate azioni, ma anche come l’amore possa essere malato, contagiato dall’ossessione, da un desiderio insaziabile.
13 April Inside ManCiao a tutti!! Sono andata a vedere Inside man...
Regia: Spike Lee
Protagonisti: Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Willem Dafoe, Christopher Plummer.
Genere: Thriller, poliziesco, drammatico.
Se volete dare uno sguardo al sito ufficiale cliccate QUI
Il ritorno trionfante di Spike Lee.
Siamo di fronte ad un thriller brillante per originalità e contenuti!
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Citazione del film: "Le cattive azioni puzzano di fogna, puoi cancellarle, seppellirle, ma non te ne liberi mai"..
Grazie mille Marco!!!
9 April Ciao a tutti!! ^_^![]() ![]() Perdonatemi......
Gli esami incombono!!
Probabilmente non vi interessera'à piu' di tanto
8 April elezioni
Sei ancora indeciso su che voto dare il 9 ed il 10 aprile?
CLICCANDO QUI Guarda con i tuoi occhi ed ascolta con le tue orecchie e poi scegli, ragionando in piena libertà, con la tua testa. 1 April EA Poe
Ecco uno dei tanti racconti di Edgar Allan Poe... Io direi, semplicemente, che E. A. Poe scriveva in maniera deliziosa...
"Nel racconto breve" scrive Poe "l'autore è in grado di attuare il suo pieno intento senza interruzione. Durante l'ora che dura la lettura, l'animo del lettore è sottomesso al suo controllo."
30 March Cosa vorrei adesso....
Novella del giorno...
Ciao a tutti!!
29 March Il Principe Felice e altri racconti
Se avete un pò di tempo e se già non le conoscete, vi propono delle favolette di Oscar Wilde:
Qui sotto ho inserito il testo del "PRINCIPE FELICE"
IL PRINCIPE FELICE Nel punto più alto della città, su un'alta colonna, stava la statua del Principe Felice. Era tutto coperto di sottili lamine di oro preziosissimo, come occhi aveva due zaffiri lucenti, e un grande rubino brillava sull'impugnatura della spada. Era molto ammirato da tutti. "E' bello come una banderuola - notò un membro del Consiglio della Torre che si vantava di essere un esperto d'arte, - ma non è altrettanto utile" aggiunse, temendo che la gente potesse pensare che era una persona dotata di scarso senso pratico. "Perché non assomigli al Principe Felice? - domandava una mamma al suo bambino che era solito piangere per niente. - Il Principe Felice non si sogna neppure di piangere per qualcosa". "Mi fa piacere che ci sia qualcuno al mondo che è sempre felice" mormorò un uomo deluso dalla vita alzando lo sguardo sulla magnifica statua. "Sembra proprio un angelo" dissero i ragazzi della Carità mentre uscivano dalla cattedrale con le loro lucenti mantelline scarlatte e i lindi grembiulini. "Come lo sapete? - disse il Maestro di Matematica. - Non ne avete mai visto uno". "Ah, ma noi li vediamo, nei nostri sogni" risposero i bambini; e il Maestro di Matematica corrugò le sopracciglia e li guardò con molta severità, perché non approvava che i bambini sognassero. Una notte volò sulla città un piccolo Rondone. I suoi amici erano partiti per l'Egitto sei settimane prima, ma lui era rimasto indietro, perché si era innamorato della più bella Canna del fiume. L'aveva incontrata all'inizio della primavera mentre volava lungo il fiume inseguendo una farfalla gialla, ed era stato così attratto dalla sua esile figura che si era fermato a parlarle. "Posso amarti?" chiese il Rondone, a cui piacevano le maniere spicce, e la Canna gli fece un profondo inchino. Così volò più volte intorno a lei, toccando l'acqua con le sue ali, e formando leggeri increspature. Questo era il suo modo di fare la corte, e continuò per tutta l'estate. "E' una passione ridicola - squittirono le altre Rondini, - quella non ha denaro, ma solo troppi parenti". In verità il fiume era pieno di canne. Poi, quando arrivò l'autunno, le altre rondini volarono via. Dopo che le compagne se ne furono andate, egli si sentì solo, e cominciò a stancarsi della sua innamorata. "Non c'è conversazione - disse egli, - e io ho paura che sia una civetta, perché sta sempre ad amoreggiare con il Vento". E certamente, ogni qualvolta soffiava il Vento, la Canna faceva il più grazioso degli inchini. "E poi ha la stoffa della casalinga - continuò il Rondone, - mentre io amo viaggiare, e mia moglie, di conseguenza, dovrebbe viaggiare anche lei". "Vuoi venire con me?" le chiese alla fine; ma la Canna scosse la testa poiché era molto affezionata alla sua casa. "Ti sei preso gioco di me" gridò lei. "Io parto per le Piramidi. Arrivederci!" e volò via. Volò tutto il giorno, e di notte arrivò in città. "Dove mi poserò? - si domandò il Rondone. - Spero che la città possa ospitarmi". Detto questo, vide la statua sull'alta colonna. "Mi metterò là - disse ad alta voce, - è una posizione bellissima, ben esposta all'aria aperta". Così il Rondone scese tra i piedi del Principe Felice. "Ho un letto d'oro" disse tra sé, guardandosi attorno, e si preparò per dormire; ma aveva appena messo la testa sotto l'ala, che una grossa goccia d'acqua cadde su di lui. "Che cosa curiosa! - pensò. - Non c'è neppure una nuvola nel cielo, le stelle sono chiarissime e lucenti, eppure sta piovendo. Il clima nel nord dell'Europa è veramente capriccioso. La Canna amava la pioggia, ma il suo era puro egoismo". Poi un'altra goccia cadde. "A che serve una statua se non ti ripara dalla pioggia? - disse. - Devo cercare una cappa di camino" e si decise a volare via. Ma prima che aprisse le ali, una terza goccia cadde, ed egli guardò in su, e vide... ah! che cosa vide? Gli occhi del Principe Felice erano pieni di lacrime, e le lacrime scivolavano giù dalle guance d'oro. La sua faccia era così bella nella luce lunare che il piccolo Rondone si sentì impietosire. "Chi sei?" chiese. "Io sono il Principe Felice". "Perché allora stai piangendo? - continuò il Rondone. - Mi hai completamente bagnato". "Quando ero vivo e avevo un cuore da uomo - rispose la statua, - io non sapevo cosa fossero le lacrime perché vivevo nel Palazzo di Sans-Souci, dove alla tristezza non era permesso di entrare. Durante la giornata giocavo con i miei compagni nel giardino, e di sera mi lanciavo nelle danze nel Grande Salone. Intorno al giardino c'era un alto muro, ma io non mi sono mai preoccupato di chiedere cosa ci fosse al di là perché tutto quello che stava intorno a me era bellissimo. I miei cortigiani mi chiamavano il Principe Felice, e felice lo ero veramente, se il piacere significa anche felicità. Così io vissi e così io morii. E ora che sono morto mi hanno sistemato qui, così in alto che posso vedere tutte le brutture e le miserie della mia città, e sebbene il mio cuore sia fatto di piombo non posso far altro che piangere". "Che cosa? Non è solido oro?" disse tra sé il Rondone. Era troppo educato per fare osservazioni ad alta voce. "Lontano da qui - continuò la statua con una profonda voce musicale, - lontano, in una piccola via, c'è una povera casa. Una delle finestre è aperta, e attraverso essa posso vedere una donna seduta al tavolo. La sua faccia è magra e consumata, e ha mani arrossate e ruvide, che portano i segni delle punture dell'ago, poiché è una ricamatrice. Sta ricamando alcune passiflore sui guanti di satinche le più graziose damigelle della Regina indosseranno al prossimo ballo di corte. In un letto nell'angolo della stanza c'è un ragazzino ammalato. Ha la febbre, sta chiedendo qualche arancia. Sua madre non ha nient'altro da dargli che l'acqua del fiume, e è per questo che lei sta piangendo. Rondine, rondine, rondinella, le porterai il rubino dell'impugnatura della mia spada? I miei piedi sono fissati a questo piedistallo e non posso muovermi". "Sono attesa in Egitto" disse il Rondone. "Starai con me una notte, vuoi essere il mio messaggero? Il ragazzo ha sete, e sua madre è così triste..." replicò il Principe. "Non credo mi piacciano i ragazzi - rispose il Rondone, - l'estate scorsa, mentre volavo sul fiume, due ragazzi malvagi, i figli del mugnaio, lanciavano sempre i sassi contro di me. Non mi hanno mai colpito, naturalmente; noi rondini voliamo troppo bene perché ci raggiungano, e inoltre io provengo da una famiglia famosa per la sua agilità; comunque, è irrispettoso da parte di un ragazzo comportarsi in così". Ma il Principe Felice sembrava così triste che il piccolo Rondone ne fu dispiaciuto. "Fa molto freddo qui - gli disse, - ma io starò con te questa notte, e sarò il tuo messaggero". "Grazie, piccolo Rondone" disse il Principe. Così il Rondone prese il grande rubino dalla spada del Principe, e volò via con questo nel becco sopra i tetti della città. Passò vicino alla torre della cattedrale, con gli angeli di marmo bianco scolpiti. Vicino ad un palazzo sentì la musica di una sala da ballo. Una bellissima ragazza uscì sul balcone con il suo spasimante. "Che meraviglia le stelle - le disse lui, - meraviglioso il potere dell'Amore!" "Spero che il mio vestito sia pronto in tempo per il ballo di Stato - intervenne la ragazza, - ho ordinato che vi venissero ricamate alcune passiflore; ma la ricamatrice è così pigra!" Passò sopra al fiume, e vide le lanterne appese al bompresso delle navi. Passò sopra il Ghetto, e vide i vecchi ebrei che contrattavano tra loro, e pesavano il denaro sui loro bilancini di rame. Alla fine il Rondone arrivò alla povera casa e guardò all'interno. Il ragazzo si agitava nel suo letto per la febbre e la madre si era addormentata perché troppo stanca. Balzò dentro e lasciò il grande rubino sul tavolo, dietro al ditale per cucire. Quindi volò gentilmente intorno al letto, facendo leggermente vento al capo del ragazzo con le sue ali. "Che frescura - disse il ragazzo, - mi sento meglio" e cadde in un delizioso torpore. Quindi il Rondone tornò dal Principe Felice, e gli raccontò cosa aveva fatto. "E' curioso - notò il volatile, - ma ora mi sento abbastanza caldo, anche se fa freddo". "Senti caldo perché hai compiuto una buona azione" commentò il Principe. E il piccolo Rondone cominciò a riflettere fino a quando si addormentò. Pensare lo aiutava sempre a prendere sonno. Quando il giorno spuntò, egli volò lungo il fiume e fece un bagno. "Che fenomeno strano! - esclamò il Professore di Ornitologia, che stava passando sul ponte. - Una rondine in inverno!" e scrisse una lunga relazione sull'episodio per il locale quotidiano. La relazione ebbe grande risonanza e venne citata da tutti, tanto era piena di parole che nessuno capiva. "Questa notte partirò per l'Egitto" disse il Rondone pieno di entusiasmo davanti a questa prospettiva. Visitò tutti i monumenti della città, e si posò a lungo sulla cima del campanile. Dovunque egli andasse, i passeri si rallegravano, dicendosi l'un l'altro: "Che uccello strano, diverso dagli altri!". Così trascorse una piacevole giornata. Quando la luna spuntò, ritornò dal Principe Felice. "Posso farti qualche favore in Egitto? - gli domandò. - Sto partendo". "Rondine, rondine, rondinella - disse il Principe, - starai con me una notte di più?" "Mi aspettano in Egitto - rispose il Rondone, domani le mie amiche voleranno fino alla seconda cateratta. L'ippopotamo nuota tra i giunchi e su un trono di granito siede il dio Memnon. Tutte le notti guarda le stelle, e quando la stella del mattino brilla, egli lancia un grido di gioia, poi fa silenzio. A mezzogiorno i leoni dalla bionda criniera scendono a bere fino al bordo dell'acqua. Essi hanno occhi come berilli verdi e il loro ruggito è fragoroso come il rumore della cateratta." "Rondine, rondine, rondinella - disse il Principe, - lontano dalla città io vedo un giovane uomo in una soffitta. Egli è piegato sopra un tavolo coperto di carte, e in un grosso bicchiere al suo fianco c'è un mazzo di violette bianche e rosse. I suoi capelli sono castani e crespi, e le sue labbra sono rosse come una melagrana, e ha occhi grandi e sognanti. Sta tentando di scrivere una commedia per il Direttore del Teatro, ma fa troppo freddo per continuare ancora. Non c'è fuoco nel camino, e la fame lo fa barcollare". "Starò con te una notte ancora - replicò il Rondone, che aveva veramente un grande cuore, - gli porterò un altro rubino?" "Eh, non ho più rubini ora - sospirò il Principe, i miei occhi sono tutto quello che mi resta. Sono fatti di rari zaffiri, e vennero portati dall'India mille anni fa. Strappamene uno e portaglielo. Lo venderà a un gioielliere, e comprerà cibo e legna da ardere, così finirà il lavoro". "Caro Principe - disse il Rondone, - non posso farlo" e cominciò a piangere. "Rondine, rondine, rondinella - insistette il Principe, - fai come ti dico". Così il Rondone strappò l'occhio del Principe, e volò via verso la soffitta dove abitava il giovane scrittore. Fu abbastanza facile entrare, dato che c'era un buco nel tetto. Il giovane teneva la testa fra le mani, perciò non sentì il battito delle ali dell'uccello, e quando alzò gli occhi trovò il bellissimo zaffiro tra le violette bianche e rosse. "Sto cominciando ad essere apprezzato esclamò, - questo è da parte di un grande ammiratore. Ora io posso finire il mio lavoro" e nel suo sguardo passò finalmente la felicità. Il giorno seguente il Rondone volò sul porto. Si posò sull'albero maestro di un grande vascello e guardò i marinai che trasportavano grandi casse fuori dalla stiva per mezzo di corde di canapa. "Oh, issa!" urlavano appena una cassa veniva su. "Sto andando in Egitto" gridò il Rondone, ma nessuno lo capì, e, quando la luna spuntò, volò dal Principe Felice. "Sono venuto a salutarti" gli disse. "Rondine, rondine, rondinella - supplicò il Principe, - starai con me ancora una notte?" "E' inverno - rispose il Rondone, - e la fredda neve scenderà ben presto. In Egitto il sole è caldo sui palmeti verdi, e il coccodrillo si allunga pigramente nella palude. Le mie compagne stanno costruendo un nido nel Tempio di Baalbec, e le colombe rosa e bianche stanno guardandoli e tubano fra loro. Caro Principe, io devo lasciarti, ma non ti dimenticherò, e la prossima primavera ti porterò due bellissimi gioielli in cambio di quelli che hai ceduto. Il rubino sarà più rosso di una rosa rossa, e lo zaffiro sarà blu come il grande mare". "Nella piazza giù in basso - lo interruppe il Principe Felice, - c'è una piccola fiammiferaia . Ha lasciato cadere i fiammiferi nel fango, e sono tutti rovinati. Suo padre la picchierà se lei non porterà a casa un po' di denaro, e per questo sta piangendo. Non ha scarpe né calze, e la sua testolina è scoperta. Strappami l'altro occhio, e daglielo, così suo padre non la picchierà". "Starò con te un'altra notte - sospirò il Rondone, - ma non posso strapparti un altro occhio. Diventeresti cieco". "Rondine, rondine, rondinella - disse il Principe,- fai come ti dico". Così il Rondone strappò l'altro occhio al Principe. Poi passò, volando impetuoso, vicino alla fiammiferaia, e fece scivolare il gioiello nel palmo della sua mano. "Che splendido pezzo di vetro" esclamò la ragazzina; e corse a casa ridendo. Quindi il Rondone tornò dal Principe. "Ora sei cieco - gli disse, - starò con te per sempre". "No, Rondinella - disse il povero Principe, - devi volare in Egitto". "Starò con te per sempre" insisté il Rondone, e dormì ai piedi del Principe. Tutti i giorni che seguirono il Rondone si sedette sulla spalla del Principe e gli raccontò quello che aveva visto di strano nelle terre dove era stato. Gli parlò degli ibis rossi, che stavano in lunghe file sulle rive del Nilo, trasportando pesci rossi nel becco; della Sfinge, che è vecchia come il mondo, e vive nel deserto, e conosce ogni cosa; dei mercanti, che camminano lentamente al fianco dei loro cammelli, portando rosari d'ambra nella mano; del re della Montagna della Luna, che è nero come l'ebano, e adora una grossa sfera di cristallo; e del grande serpente verde che dorme tra le palme, e ha venti preti che lo nutrono di torte al miele; e dei Pigmei che navigano su un grande lago a bordo di una vasta foglia piatta, e sono sempre in guerra con le farfalle. "Caro Rondone - disse il Principe, - tu hai visto cose meravigliose, ma più meravigliosa di tutto è la sofferenza di un uomo e di una donna. Non c'è mistero tanto grande quanto la miseria. Vola sulla mia città, piccola Rondine, e dimmi cosa vedi laggiù". Così il Rondone volò sulla grande città e vide i ricchi che si divertivano nelle loro bellissime case, mentre i mendicanti chiedevano l'elemosina davanti ai loro portoni. Volò sui vicoli bui e vide la faccia smunta dei bambini affamati che osservavano tristemente la strada desolata. Sotto l'arco del ponte due ragazzini stavano distesi l'uno nelle braccia dell'altro nel tentativo di difendersi dal freddo. "Che fame!" si lamentavano di tanto in tanto. "Non potete stare qui" gridò loro la guardia, e i due se ne andarono, vagabondi sotto la pioggia. Allora il Rondone tornò indietro per raccontare al Principe quello che aveva visto. "Io sono coperto di oro prezioso - disse il Principe, - prendilo, foglia per foglia, e portalo ai poveri; gli uomini sono sempre convinti che l'oro dia la felicità". Il Rondone staccò foglia dopo foglia l'oro del quale era rivestito il Principe, fino a che egli non apparve del tutto scuro e grigio. Foglia dopo foglia l'oro preziosissimo venne portato ai poveri, e la faccia dei bambini si fece colorita, e iniziarono a ridere e a giocare nella strada. "Ora abbiamo il pane!" gridarono. Poi allora scese la neve, e dopo la neve arrivò il gelo. Le strade sembrava fossero fatte d'argento tanto erano cristalline e luccicanti; lunghi ghiaccioli pendevano dalle grondaie delle case, le persone indossavano le pellicce, e i bambini portavano berretti scarlatti e pattinavano sul ghiaccio. Il povero Rondone sentiva sempre più freddo, ma non avrebbe mai lasciato il Principe, lo amava troppo. Beccò un po' di mollica davanti al negozio del panettiere senza essere visto, e tentò di mantenersi al caldo battendo continuamente le ali. Ma infine capì che la morte si stava avvicinando. Gli restò la forza per andare una volta ancora sulla spalla del Principe. "Arrivederci, caro Principe! - mormorò. - Permettete che vi baci la mano?" "Sono felice che tu stia partendo per l'Egitto disse il Principe, - sei rimasto troppo a lungo con me; ma vorrei che tu mi baciassi sulle labbra, perché io ti amo". "Non è in Egitto che sto andando - disse il Rondone, - sto per entrare nella Casa della Morte. La Morte è la sorella del Sonno, non è vero?" Baciò il Principe Felice sulle labbra, e cadde al suolo morto. In quel momento uno strano scricchiolio si sentì arrivare da dentro la statua, come se qualcosa si fosse rotto. In effetti il cuore di piombo si era spezzato proprio in due. Certamente era stato il gelo. La mattina dopo, di buon'ora, il Sindaco si trovò a passeggiare nella piazza, sotto la statua, accompagnato dal Consigliere della Torre. Quando passarono davanti alla colonna guardarono in su e il primo disse: "Cielo! Com'è malvestito il Principe Felice!". "Che aspetto miserabile!" replicò il secondo, che era sempre d'accordo con il Sindaco; e salirono sul piedistallo per controllare meglio. "Il rubino è caduto dalla spada, il Principe non ha più gli occhi e non è più ricoperto d'oro - esclamò il Sindaco, - è poco meglio di un mendicante!" "Un po' meglio di un mendicante" ribadì il Consigliere della Torre. "E c'è anche un uccello morto ai suoi piedi! continuò il Sindaco. - Dobbiamo dichiarare pubblicamente che all'uccello non era stato accordato il permesso di morire qui". E il Segretario Comunale redasse un bando. Quindi la statua del Principe Felice venne abbattuta. "Poiché non è più bella a vedersi, non è più nemmeno utile" disse il Professore d'Arte dell'Università. Quindi venne fusa in una fornace, e il Sindaco riunì il Consiglio per decidere che cosa si dovesse farne del metallo ottenuto. "Naturalmente, dobbiamo costruire un'altra statua - egli disse, - e sarà la mia effigie". "No, sarà la mia" disse ognuno dei Consiglieri, e cominciarono tutti a protestare. L'ultima volta che li ho sentiti parlare stavano ancora discutendo a chi andava dedicata la statua. "Che strana cosa! - disse il capo fabbrica agli operai della fonderia. - Questo cuore di piombo spezzato non riesce a fondersi. Dovremo gettarlo via". Così egli lo buttò tra i rifiuti, proprio dove giaceva anche il Rondone morto. "Portami le due cose più preziose che ci sono nella città" disse Dio ad uno dei suoi Angeli; e l'Angelo gli portò il cuore di piombo e l'uccello morto. "Hai scelto bene - disse, lodandolo, Dio, - perché nel mio giardino in Paradiso questo uccellino canterà per sempre, e nella mia città d'oro il Principe Felice sarà il simbolo della mia gloria".
24 March ***Ciao a tutti!! Oggi vi propongo un test veramente..... simpatico! Se vuoi farlo clicca qui
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Ciao!
19 March * PSICO-TEST *
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