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Lory's  
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15 June

Stephen King

Stephen King

Italian official web site

 
Alcune copertine tra i tantissimi libri di S. King.....
 

Generazione anni '80

Questo è il testo di una mail che mi ha inviato una mia amichetta, alias Nisetta... e visto che è davvero simpatica (sia la mail che l'amica ) la pubblico sul mio blog!
Un salutone ad Anna!!! Forza Nisa, forza e coraggio per l'esame!
 
 
 
Lo scopo di questa missiva é quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati agli inizi degli anni '80 anno più, anno meno, quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori;valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria
fino ai 50 anni. Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l'aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia '90. Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti. Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice.
 Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con lebiglie, a saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi didivertimento o aver visto i cartoni animati a colori
.
 Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni. Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la Maturità e i pionieri del 3+2.
 Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione). Abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la droga. Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. e quelli per cui non gli costa niente licenziarci.
 Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico.
 Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.); abbiamo gridato NO NATO, fuori le basi dall'Italia, senza sapere molto bene cosa significasse, per poi capirlo di colpo un 11 di settembre.
 Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero.
 Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in.
 Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen, e gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta. Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci puoi giocare."), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, i Volutrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony,
le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l'ascensore.

 La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme.
 La generazione che non ricorda l'Italia Mondiale '82, e che ci viene un riso smorzato quando ci vogliono dare a bere che l'Italia di quest'anno è la favorita.
 L'ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza 15 giorni.
 L'ultima generazione degli spinelli.
 Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. No avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi dimedicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale.
 Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni,tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!!

Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grassoe fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato.
 Ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con l'aceto. Non avevamo Playstation,Nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e Internet, però ce la spassavamo tirandoci gavettoni erotolandoci per terra tirando su di tutto; bevevamo l'acqua direttamente dalle fontane dei parchi, acqua non imbottigliata, che bevono anche i
 cani! E le ragazze si intortavano inseguendole per toccar loro il sedere e giocando al gioco della bottiglia o a quello della verità, non in una chat dicendo  :)  :D :P
 Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò.
 Tu sei uno di nostri? Congratulazioni!


Tu sei uno di nostri? Congratulazioni!
 Invia questo a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di crescere come bambini.

 

12 June

Ciao a tutti!!

Salve gente! Mi dispiace, ma ultimamente non sto aggiornando il blog!!.....
Il fatto è che sono sotto esami... e tale affermazione è sinonimo del concetto:"sto facendo i botti, non riesco a trovare più tempo per altro, mi sto esaurendo!!!"    
Voi direte..."ma che scuse!... Che ci vorrà mai a scrivere due cose!!.."
E vi do ragione!... Ma c'è da precisare un aspetto, ovvero che a me piace inserire solo interventi discretamente carini, su cui ci studio un pò e che quindi mi richiedono l'impiego di minutini preziosi!  
E allora ho tagliato la testa al toro (povero torellino!! Solo in senso lato....sia mai!!) e rinunciando a possibili compromessi ho deciso di lasciare da parte per un periodo i miei interventi.
Ecco, ve lo ho detto, giusto per dare qualche informazione!
CIAOOO!!!!!
 
10 June

forum

il mio amico, alias Kazoo_74, ha creato questo splendido forum....

9 May

Recensione Crasch

TITOLO: CRASH

GENERE: Drammatico

REGIA: Paul Haggis

SCENEGGIATURA: Paul Haggis, Robert Moresco

 

Attraverso la trama del film si intrecciano le vicende dei protagonisti, cittadini di Los Angeles diversi per nazionalità, ceto e status sociale, e le loro storie sono per qualche verso collegate da un filo conduttore, rappresentato dai pregiudizi che opprimono e limitano la convivenza sociale, la diffusa tendenza a ragionare per stereotipi e a giungere a soluzioni affrettate, convenienti perché esonerano da un’analisi logica più attenta, che dovrebbe riguardare ogni singolo caso concreto.

Ed eccovi una drammatica dimostrazione di come è semplice smontare questo castello di false convinzioni.

Il film ci pone subito di fronte alla problematica del razzismo, della triste realtà con cui alcuni onesti lavoratori vengono visti di cattivo occhio, senza una valida ragione, e solo in virtù della loro nazionalità o di qualche vistoso tatuaggio.

Ma la denuncia sociale non si ferma a temi così scontati; il film vuole dimostrare quanto la convivenza sociale sia resa difficile da flagelli come il terrorismo, che inesorabilmente seminano paure diffuse, spingendo gli individui verso comportamenti estremi. Nel film, per esempio, un commerciante persiano viene scambiato per arabo da un venditore di armi, il quale a sua volta assume un atteggiamento duro ed evidentemente discriminatorio.

Ebbene, si potrebbe fare una riflessione e porsi una domanda: è sensato giustificare il comportamento di chi ragiona per stereotipi, in vista di comprensibili paure, oppure è più giusto stigmatizzare chi fa di tutta un erba un fascio?

Vediamo come la superficialità di molti individui sia dannosa e come impoverisca il loro animo.  Ma questo film da una speranza in più, come un bagliore all’orizzonte, che offre una occasione di redenzione per tutti, anche per l’individuo più meschino. Non che sia possibile pulire l’anima da tutti i peccati, ma di certo ci si può avvicinare verso il prossimo per stabilire un contatto, quel contatto che manca e che in questa società frenetica si stabilisce solo in occasione di eventi non previsti, di incidenti non voluti, dove la gente è sorda e non sente quante grida provengono da persone che soffrono, e che forse soltanto per questo motivo non sono cittadini modello. Sarebbe meglio non arrestarsi alle apparenze e non pensare con ostinazione che tutto sia o nero o bianco: esistono anche i toni grigi e forse nell’uomo cattivo non si trova soltanto del marcio, come nell’individuo trincerato intorno a saldi principi etici  si può celare qualcosa di oscuro e negativo.

Il film ci dimostra come le apparenze siano devianti con l’agente Rayan (Matt Dillon), che esprime sentimenti razzisti e poi si rivela una persona capace di nobili azioni, mentre è costretto a vedere il padre soffrire, affetto da una straziante malattia; con l’altro giovane agente Hanson (Rayan Philippe), che sembra molto più integro moralmente e poi si dimostra capace di compiere un’azione terribilmente vigliacca e meschina.

I temi del film non si dimostrano un composto di originalità, ma sono abilmente coordinati ed alcune scene colpiscono dritto al cuore, suscitando autentiche emozioni….

Il cast è ottimo e la vista della pellicola è sicuramente piacevole. Ebbene, quale migliore occasione per riflettere?

1 May

Sucker free city

Sucker free city
a Spike Lee joint
Ho avuto  l'opportunità di vedere quest'altro film di Spike Lee.
E' ambientato nei sobborghi di San Francisco ed è testimonianza delle lotte tra bande di afroamericani, cinesi e bianchi. Come ha detto Spike Lee, in una squadra di football di San Francisco, i giocatori portano un cappellino rosso con su impresse le due lettere S e , e così il registra ha trovato spunto per il titolo: S  F= San Francisco= Sucker Free!    In principio fu realizzato per una serie televisiva, progetto che finì per arenarsi; nonostante ciò, il lavoro concluso è stato prodotto, anche se solo come film TV.
Il film è molto duro, ma rispecchia storie reali.... cha fanno riflettere. Ed il buon cinema è quello che insegna!
Sono davvero contenta che ci siano registi così in gamba... Ho potuto anche ascoltare le parole che Spike Lee ha rilasciato alla conferenza stampa, di cui parte è inserita nei contenuti extra del dvd, ed i suoi pensieri accompagnati dal suo atteggiamento mi hanno davvero colpita!
Sei FORTE Spike!!!   
28 April

Running

TITOLO:Running

GENERE: Thriller, poliziesco, azione

REGIA: Wayne Kramer

SCENEGGIATURA:Wayne Kramer

PROTAGONISTI: Paul Walker, Cameron Bright, Vera Farmiga, Chazz Palminteri, Johnny Messner

 
Se amate il genere di Tarantino, sicuramente è un film da vedere! Non deve essere consigliato a chi non è dotato di "fegato" per assistere a scene particolarmente truculente ed a gratuiti spargimenti di sangue. Ma se avete assistito con piacere a film come "Le Iene" o "Kill Bill", sarà per voi entusiasmante trascorrere due ore di "tensione", in una vicenda ingarbugliata, consumatasi in una notte infernale
27 April

Gita al centro storico.

Ciao a tutti! Sapete?..... Sabato scorso ho avuto l'opportunità di incontrare Marco, un mio caro amico di blog.
Abbiamo trascorso una piacevole giornata nel centro storico di Roma, confrontandoci su tante cose e accertando quanti interessi abbiamo in comune!  Ma è tutto scritto sul suo blog, che grazie alla sua tempestività, è stato immediatamente aggiornato! 
Comunque.... copiando l'iniziativa di Marco , inserisco qualche foto che ho scattato.. (anche io con il cellulare )
 
22 April

Pirelli Film

          Avete visto il Pirelli Film??
 
 
                 SITO UFFICIALE
 
 
 
E' un lungometraggio, dura 8 minuti... Quindi vi consiglio di vederlo!  
18 April

Mary Reilly

Ho visto un film che mi ha entusiasmato! Mary Reilly.

Segue la mia recensione che il mio caro amico Marco ha pubblicato sul suo bellissimo blog per amanti del cinema! GRAZIE MARCO! Questa la dedico a te!

Dovete sapere che grazie a lui ho maturato la convinzione di scrivere recensioni! 

 

 

MARY REILLY

 

REGIA:           Stephen Frears           

GENERE:        Horror, drammatico, thriller     

CAST:             John Malkovich, Julia Roberts, Glenn Close

 

Un film inquietante.... che sprigiona una forza simile a quella di una calamita.

 

Questo film, traendo spunto dal romanzo di Valerie Martin (La governante del dottor Jeckyll),  racconta la celebre storia del Dr. Jekyll e Mr Hide, vista con gli occhi della giovane governante Mary Reilly (Julia Roberts).

La incontriamo subito, nella prima scena, scorgendo il suo delicato viso avorio, i lunghi capelli raccolti rossi, l’aspetto emaciato e la sua delicatezza nei movimenti, quando già assistiamo alle prime avvisaglie del contrasto che domina questo film: la candida Mary Reilly trova sotto il materasso del letto, nella camera che sta riordinando, un fazzoletto bianco imbevuto di sangue, con su scritte le iniziali  H. J. 

Mary Reilly è una ragazza estremamente semplice, virtuosa e rispettosa, riconoscente di quel poco che la vita le ha dato. Presta servizio presso la casa signorile del dottor Henry Jekyll (John Malkovich), e trascorre in quella villa tutte le sue giornate, insieme ad altri domestici, subendo le prepotenze del duro e inflessibile Mr. Poole (Gorge Cole), il capo-maggiordomo, responsabile della servitù.  E’memore di un’infanzia ferita, ma svolge il suo duro lavoro con devozione, senza dimostrare insofferenza o insoddisfazione. Ha il dono della spontaneità ed è l’unica che, grazie alla sua scaltrezza, riesce ad esprimere i propri pensieri più sinceri al suo padrone, senza peccare comunque di insolenza, e ciò le permette di intrattenere con il dottor Jekyll insolite conversazioni, che ingenerano sconcerto ed invidia tra il resto della servitù. I loro dialoghi sono incantevoli, e un carismatico John Malkovich entra perfettamente nei panni di un elegante e signorile dottor Jekyll, che si esprime con parole suadenti e modi leziosi, ad emblema del tipico gentile signore dell’Inghilterra Vittoriana.   Ed emerge fin dall’inizio come la candida Mary Reilly stimi e adori tanto il dottor Jekyll, che a sua volta dimostra una singolare disponibilità ed una lodevole ammirazione per la cameriera; proprio lui, che inquieta tutti, salvo Mary, per via delle sue strane abitudini e del suo estenuante impegno con la scienza, che lo tiene rinchiuso nel suo oscuro laboratorio per notti intere.

In sintonia con l’atteggiamento del dottor Jekyll, la grande casa è avvolta da una lugubre ed inquietante atmosfera, nella quale l’innocente e candida Mery porta un bagliore di freschezza; tinte scure dominano le sequenze e le scene girate all’esterno sono avvolte in una leggera nebbia.

Ed ecco apparire la figura dell’assistente del dottor Jekyll, Mr Edward Hide (John Malkovich), una presenza che all’inizio aleggia nella villa e non si lascia intravedere; si conosce soltanto la sua abitudine di utilizzare l’entrata principale per uscire (magari nella notte), ma non per entrare. Quando questa entità prende forma appare un giovane intrigante dalle tinte oscure, florido nell’aspetto e profondo nello sguardo; è un uomo tenebroso, sagace e spesso sfrontato, villano nei modi, che quando si imbatte nella dolce Mary Reilly non ha remore nel mostrarle il suo divampante e vorace spirito ardente e non esita ad esprimerle il suo voluttuoso desiderio carnale.

Si aggiunge la presenza di una cinica e cattiva donna di malaffare, Mrs Farradey (Glenn Close), e non si riesce subito a capire quali legami intercorrano tra lei, Henry Jekyll ed Edward Hide.

Il mistero avvolge le vicende della villa e persino la trasparente personalità di Mary appare a tratti contrastata, poiché senza sapersi spiegare il perché, si trova a desiderare e a voler difendere il meschino Hide.

 La vicenda trasfigura una inquietante lotta tra due poli, tra il Bene ed il Male, come d’altronde testimonia la duplice e opposta personalità di Dr  Jeckyll e Mr. Hide. Alla bontà, al candore e alla gentilezza si contrappongono la malvagità, il desiderio meramente carnale, la brama di vivere con voracità la vita. Si potrebbe cogliere un messaggio che dimostra come il bene possa domare il male, come il perdono di occhi velati dall’amore riesca a trascendere le più efferate azioni, ma anche come l’amore possa essere malato, contagiato dall’ossessione, da un desiderio insaziabile.  

 

 

 

       

15 April

Pasqua

Io mi assento fino a lunedìCiao a tutti!!
13 April

Inside Man

Ciao a tutti!! Sono andata a vedere Inside man...
 
 
 
Regia: Spike Lee
Protagonisti: Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Willem Dafoe, Christopher Plummer.
Genere: Thriller, poliziesco, drammatico.
 
Se volete dare uno sguardo al sito ufficiale cliccate QUI
 
 
Il ritorno trionfante di Spike Lee.
 
 
Siamo di fronte ad un thriller brillante per originalità e contenuti! Il carisma degli attori nell'interpretare i personaggi è dirompente e le scene sono connotate da una estrema accuratezza nei dettagli, condite da un tagliente humor che colora i dialoghi! Spike Lee presta attenzione, come sempre, a questioni e problemi di attualità, come il multiculturalismo e le ossessioni post 11 Settembre, ma senza forzare la mano. L'interpretazione di Denzel Washington è magistrale. Un film che lascia davvero soddisfatti!
 

Se sulla trama del film si scrivesse un libro, questo sarebbe avvincente e brillante. Ciò non sta a dire che la scenografia abbia mancato il suo obiettivo, ma che la storia è studiata ad arte, accurata nei dettagli ed immancabilmente originale. Ed infatti, per originalità Spike Lee non si smentisce e ci soddisfa pienamente. Con questo emozionante thriller il regista torna trionfante sulla scena, forse ai livelli della 25 ° ora, dopo la “pausa” di Lei mi odia. Rendiamo merito al grande regista per la sua capacità nella originale configurazione delle riprese, che emerge già in esordio, accompagnata da un brano colorato da suoni orientali, adatto al genere ed alla New York di sfondo, eclettica e variopinta. Tutto inizia con un grosso colpo da sferrare ad una importantissima banca di New York, e sembra il piano di una rapina perfetta, il colpo del secolo! Ma in questo thriller niente è come sembra…. Dalton Russel (Clive Owen), il brillante criminale che ha ideato la rapina, si trova a trattare con il detective-negoziatore Keith Frazier (Denzel Washington, come sempre, impeccabile), che è stato appena promosso ed ha un forte desiderio di dimostrare le sue capacità. L’ambizioso, furbo e disinvolto detective, ironico e beffardo negli atteggiamenti e imponente nella presenza (diciamo anche affascinante!) si vede quindi assegnato un difficile caso da risolvere, poiché nella banca sono stati catturati 50 ostaggi, tra dipendenti e clienti dell’istituto. Anche l’interpretazione di Clive Owen è magistrale ed il suo personaggio cattura il pubblico con una carica magnetica inusitata ed un temperamento ombroso da eroe “maledetto”. Si aggiunge, nelle maglie strette della vicenda, la presenza di una misteriosa e potente intermediaria di Manhattan, Mrs Madeline White, interpretata da una affascinante Jodie Foster, che entra nelle vesti del personaggio in maniera incantevole. Con i suoi occhi di ghiaccio e le sue belle gambe affusolate, seduce indubbiamente il pubblico, senza contare il suo atteggiamento spregiudicato, freddo e calcolatore…che la rende disarmante. Degna di nota è sicuramente la presenza di Willem Dafoe, nei panni del capitano della polizia John Darius , che, per l’amarezza di molti, troviamo un po’ defilato sulla scena; riveste un ruolo per lui insolito, poiché interpreta un personaggio contraddistinto da pacatezza d’animo e da atteggiamento accomodante, ma lo spessore dell’attore da comunque un tocco in più allo straordinario cast. Lo scenario scorre tra l’interno e l’esterno della Manhattan Trust Bunk con la vicenda della complessa e appasionante negoziazione tra Denzel Washington e Clive Owen e non siamo di fronte all’azione a 360 gradi, connotata da sparatorie e colpi di scena a profusione, ma ci viene proposto un tema complesso, meno scontato, ragionato e ricco di riferimenti a problemi attuali (come il razzismo e le ossessioni post 11 Settembre), proposti con sobrietà ed umorismo, senza forzare toppo la mano. L’umorismo condisce molte scene ed è uno spirito acuto, a volte cinico e tagliente, oppure semplicemente ironico, forse beffardo, ma senza dubbio efficace. Emerge una straordinaria accuratezza nello studio dei dettagli ed una sottile ricercatezza nell’atteggiamento dei protagonisti, che spesso esprimono molto di più di quanto è collegato al contesto delle singole scene. Lo spettatore deve prestare molta attenzione alla psicologia dei personaggi per carpire la natura della loro personalità e le loro reali intenzioni; si, perché il gioco tra ciò che appare e ciò che è reale domina la trama del film e le scene giocano molto su finzione e apparenze, tese ad ingannare il pubblico. Le sequenze sono accompagnate da flashforward che integrano la ricostruzione dei fatti e sicuramente sono avvincenti per gli amanti del genere di regia. E siate pronti…ad un entusiasmante finale a sorpresa (C’era da aspettarselo)! Spike Lee, come al solito,attraverso le scene trasmette un messaggio morale che sta a voi cogliere….e che non usciate dalla sala cinematografica con una lezione di vita in più trasfusa nelle vostre menti? Alla luce di quanto detto… è proprio il caso di partecipare a questa “piccola” ed emozionante avventura!

 

 

 
 Citazione del film: "Le cattive azioni puzzano di fogna, puoi cancellarle, seppellirle, ma non te ne liberi mai"..
 
 
Devo ringraziare vivamente il mio caro amico Marco, alias Kazoo_74, per aver pubblicato la mia recensione sul film!
 Grazie mille Marco!!!
 
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9 April

Ciao a tutti!! ^_^

Perdonatemi......  ultimamente non riesco ad aggiornare il blog con una certa frequenza!!
Gli esami incombono!!  Ma di sicuro..... Cerchero' di fare il possibile!!
Probabilmente non vi interessera'à piu' di tanto .....Ma un blog va pur aggiornato se e' stato creato!
8 April

elezioni

Sei ancora indeciso su che voto dare il 9 ed il 10 aprile?  Beh..... anche se sei convinto...... non puoi che farti quattro risate (anche se c'è da piangere )
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Guarda con i tuoi occhi ed ascolta con le tue orecchie e poi scegli, ragionando in piena libertà, con la tua testa.
1 April

EA Poe

Ecco uno dei tanti racconti di Edgar Allan Poe... Questo è uno dei miei preferiti.

Io direi, semplicemente, che E. A. Poe scriveva in maniera deliziosa...  

 

METZENGERSTEIN

Pestis eram vivus - moriens tua mors ero.

 Martin Lutero

L'orrore e la fatalità regnarono in tutti i tempi. Perché dunque darei una data alla storia che sto per narrare? Mi basterà dire che all'epoca di cui parlo, nel. l'interno dell'Ungheria, si credeva, segretamente ma con ferma convinzione, nelle dottrine della metempsicosi. Delle dottrine per se stesse - e di quanto di falso o di attendibile possano avere - io non dirò nulla. Affermo, tuttavia, che gran parte della nostra incredulità (come La Bruyère dice per tutte le nostre sventure) "vient de ne pouvoir etre seuls". Ma vi erano alcuni punti nella superstizione ungherese che quasi toccavano l'assurdo. Vi erano delle differenze sostanziali da quanto professano le autorità orientali in materia. Per esempio. "L'anima" dice l'ungherese - lo do nelle parole di un acuto e intelligente critico parigino - "ne demeure qu'une seule fois dans un corps sensible: au reste un cheval, un chien, un homme meme, n'est que la ressemblance peu tan. gible de ces animaux."

 Le famiglie Berlifitzing e Metzengerstein erano state rivali per secoli. Mai si erano viste due case tanto illustri inasprirsi a vicenda in un'ostilità così mortale. L'origine dell'inimicizia sembra sia da ricercarsi nelle parole di un'antica profezia. "Un alto nome subirà una spaventosa caduta, quando, come il cavaliere sul proprio cavallo, la mortalità di Metzengerstein trionferà sull'immortalità di Berlifitzing." Certo, in sé, queste parole avevano ben poco senso. Ma cause tanto più volgari hanno portato - e ciò non è molto - a conseguenze ugualmente cariche di avvenimenti. D'altronde, le due proprietà, ch'erano contigue, avevano per lungo tempo esercitato un'influenza rivale negli affari di un caotico governo. Vicini tanto prossimi di rado sono amici, e, dalle loro elevate piattaforme, gli abitanti del castello di Berlifitzing potevan guardare dentro le finestre di palazzo Metzengerstein. Meno che mai la magnificenza più che feudale ch'essi così avevan sott'occhio poteva calmare gli irritabili sentimenti dei meno antichi e meno ricchi Berlifitzing . Perché dunque stupirsi se le parole, comunque bizzarre, della vecchia predizione, avevano potuto determinare e mantenere la discordia fra due famiglie già predisposte all'inimicizia per tutte le istigazioni della gelosia ereditaria? La profezia sembrava implicare - se pur qualcosa implicava - un trionfo finale da parte della casa più cospicua; e naturalmente era ricordata con amara animosità dalla più debole e meno influente delle due. Wilhelm, conte di Berlifitzing, malgrado il suo alto lignaggio, era, all'epoca di questo racconto, un vecchio infermo mezzo rimbambito, che non per altro si distingueva se non per una inveterata antipatia personale senza limiti verso la famiglia rivale, e un amore così appassionato dei cavalli e del cacciare che nulla, né le infermità fisiche, né l'età avanzata, né la mentale debolezza, poteva impedirgli dal correre ogni giorno i pericoli della caccia. D'altro canto, Frederick, barone di Metzengerstein, non era ancora maggiorenne. Suo padre, il ministro G..., era morto giovane. Sua madre, lady Mary, aveva seguito a breve distanza il marito. Frederick era allora nel suo diciottesimo anno. Diciotto anni in una città non sono un lungo periodo di tempo; ma nella solitudine, nella solitaria solennità di un posto come quello, il pendolo vibra con un più profondo significato. Per alcune particolari circostanze amministrative, il giovane barone, immediatamente dopo la morte del padre, entrò in possesso dei suoi vasti dominii. Di rado s'era visto tanta proprietà in mano di un nobile d'Ungheria, prima d'allora. I castelli non si contavano. E il più splendido e vasto di tutti era il palazzo Mctzengerstein: il limite della terra intorno al quale non era stato mai nettamente definito; il parco principale aveva ad ogni modo un giro di cinquanta miglia. La successione di una persona così giovane, dal carattere così ben conosciuto, al possesso di quella enorme fortuna, non lasciava molto a supporre circa la probabile linea di condotta ch'egli avrebbe tenuta. E, in verità, nello spazio di tre giorni, la condotta dell'erede oscurò la fama di Erode e superò magnificamente le speranze dei suoi ammiratori più entusiasti. Orgie vergognose, tradimenti, inganni, atrocità inaudite, fecero tosto capire ai trepidanti vassalli che nessuna servile sottomissione da parte loro, né alcuno scrupolo di coscienza da parte di lui, avrebbero potuto metterli in qualche modo al sicuro dagli spietati artigli del piccolo Caligola. La notte del quarto giorno si videro bruciare le scuderie del castello di Berlifitzing; e nell'unanime opinione del vicinato il delitto dell'incendio andò ad aggiungersi alla già terribile lista dei misfatti e delle atrocità del barone. Ma durante il tumulto fomentato da quell'evento, il giovane gentiluomo se ne stava, apparentemente assorto in meditazione, seduto in una vasta camera solitaria su nella parte più elevata del palazzo avito dei Metzengerstein. La ricca ancorché sbiadita tappezzeria che oscillava lugubremente alle pareti, raffigurava immagini tetre e maestose di migliaia d'illustri antenati. Lì preti in ermellino, dignitari pontifici che trattavano familiarmente con l'autocrate e il sovrano, o si opponevano ai capricci di qualche re temporale, e, grazie al potere della supremazia papale, l'attenevano lo scettro ribelle dell'arcinemico. Qui le cupe, alte stature dei principi di Metzengerstein, i cui muscolosi cavalli da guerra calpestavano i cadaveri dei nemici caduti, riuscivano a scuotere, per la loro forte espressione, anche i nervi più solidi; e lì ancora, le voluttuose figure come di cigni delle dame d'altri tempi strisciavano via negli intrecci d'una danza irreale al suono di una immaginaria melodia. Ma mentre il barone ascoltava, od ostentava di ascoltare, il rumore che veniva ogni momento .più forte dalle scuderie di Berlifitzing - o forse rifletteva intorno a qualche nuovo e più deciso atto di audacia -, involontariamente i suoi occhi si posarono sulla figura di un enorme cavallo, d'un colore non naturale, che nella tappezzeria era rappresentato appartenente a un antenato saraceno della famiglia rivale. Il cavallo stava immobile come una statua in primo piano, mentre poco più indietro il suo cavaliere periva, sconfitto, sotto il pugnale di un Metzengerstein. Sulle labbra di Frederick apparve un'espressione diabolica, come egli si accorse della direzione che, involontariamente, aveva presa il suo sguardo. Epperò non distolse gli occhi. Al contrario, non poté in alcun modo sottrarsi all'opprimente ansietà che pareva cadesse come un manto sopra i suoi sensi. Difficile gli riusciva unire le sue incoerenti sensazioni da sogno alla certezza di essere sveglio. E più s'indugiava a contemplare, più sentiva l'incanto far presa in lui; più gli pareva impossibile sottrarre lo sguardo al fascino di quella tappezzeria. Ma come il tumulto di fuori s'era d'improvviso fatto più violento, con uno sforzo egli portò la propria attenzione sul rosso riverbero di luce che le scuderie in fiamme mandavano alle finestre della stanza. L'atto fu però momentaneo; e di nuovo il suo sguardo tornò automaticamente a posarsi sul muro. Con sbalordito terrore egli s'accorse allora che la testa del gigantesco destriero aveva cambiato posizione. Il collo dell'animale, dapprima piegato come in compassione sull'atterrato suo signore, s'era teso adesso in tutta la sua lunghezza verso il barone. Gli occhi, che prima non si vedevano, avevano preso adesso un'energica espressione umana e brillavano rossi d'ardore; mentre le labbra contratte mettevano in piena mostra i sepolcrali e ripugnanti denti dell'infuriato destriero. Invaso dal terrore, il giovane signore corse, vacillando, alla porta. Mentre l'apriva, uno sprazzo rosso di luce irruppe nella sala riflettendosi in perfetto disegno sulla tremolante tappezzeria; ed egli fremette - mentre varcava barcollante la soglia - vedendo che quel riflesso andava a coincidere, riempiendone tutto il contorno, con l'implacabile trionfatore del saraceno Berlifitzing. Per liberarsi dall'oppressione il barone si precipitò all'aperto. Sull'ingresso principale del palazzo incontrò tre scudieri, i quali, con grande difficoltà e a rischio della loro vita, cercavano di frenare i balzi convulsi di un gigantesco cavallo color di fuoco. «Di chi è questo cavallo? Dove lo avete preso? » domandò il giovane con rauca voce irata, vedendo subito che il furibondo animale era la copia perfetta del destriero misterioso disegnato sulla tappezzeria. «È vostro, signore,» rispose uno degli scudieri « non c'è altri almeno che lo reclami per suo. L'abbiamo preso mentre scappava, tutto fumante e schiumando di rabbia, dalle scuderie incendiate del castello dei Berlifitzing. Pensavamo fosse uno dei cavalli stranieri allevati dal vecchio conte e lo abbiamo condotto da lui. Ma lì ci hanno detto di non aver mai visto quest'animale; e questo è strano, perché ha tracce addosso che indicano come sia scampato a stento alle fiamme. » « Eppoi ci sono queste lettere W.V.B. impresse distintamente sulla sua fronte» continuò il secondo scudiero; « lo pensavo che fossero le iniziali di Wilhelm von BerIifitzing, è naturale; ma lì tutti sostengono di non aver mai visto questo cavallo. » « Che strana faccenda!» disse il giovane barone, sopra pensiero, con l'aria di non sapere quello che diceva. « Difatti, è un cavallo magnifico, eccezionale, benché, come avete giustamente osservato, di ombroso e intrattabile carattere. Ma lasciate che sia mio, » soggiunse dopo una pausa « forse a un cavaliere come Frederick von Metzengerstein riuscirà di domare anche il diavolo delle scuderie di Berlifitzing.» « V'ingannate, signore, a credere che il cavallo sia del conte, ve lo abbiamo già detto. Se provenisse di là non lo avremmo portato alla presenza di una persona della vostra nobile famiglia.» « Già! » osservò il barone, seccamente; e in questo mentre ecco giungere un paggio di camera dall'interno del palazzo, a passi precipitati e tutto rosso in viso. Sussurrò all'orecchio del padrone come fosse improvvisamente scomparso un pezzo di tappezzeria da una stanza che indicò adducendo minuziosi e circostanziati particolari; ma tutto così a bassa voce che non una parola poté giungere a soddisfare l'eccitata curiosità degli scudieri. Frederick, nell'atto che il paggio gli parlava, parve agitato da una certa emozione. Ma ritrovò presto la calma e la sua faccia prese un'espressione di malvagia risolutezza nel dare ordini perentori perché si chiudesse quella camera sull'istante, e se ne rimettesse la chiave nelle sue mani. « Avete udito della brutta morte che ha fatto il vecchio cacciatore Berlifitzing?» disse al barone uno dei vassalli, quando il paggio se ne fu andato. E intanto il gigantesco destriero, che il gentiluomo aveva adottato per suo, faceva balzi e tuffi, con rinnovato furore, lungo il viale che dal palazzo portava alle scuderie dei Metzengerstein. « No!» disse il barone, volgendosi bruscamente « È morto? » « Sicuro, signore; e credo che per voi non sia una cattiva notizia. » Un sorriso balenò sul volto del barone. « E com'è morto? » egli chiese. « Mentre si affannava a cercar di salvare certi suoi favoriti cavalli da caccia, è miseramente perito tra le fiamme. » . «Ah, co...s...ì? » esclamò il barone, come se lentamente andasse convincendosi della verità di una qualche straordinaria supposizione. « Proprio! » disse il vassallo. « Che orrore! » concluse il barone con calma, tranquillamente ritornando al palazzo. Da quel giorno si verificò un forte mutamento nella condotta del giovane dissoluto Frederick von Metzengerstein. Invero egli s'era comportato in modo da sconcertare qualsivoglia speranza, e da mandare all'aria i disegni di molte intriganti mamme; e i suoi costumi adesso finirono per concordare in tutto con quelli dell'aristocrazia dei dintorni. Non lo si vide più fuori dei suoi dominii, e nell'ampio mondo della società si trovò completamente privo di amici; ammenoché quel sovrannaturale e impetuoso cavallo color di fuoco ch'egli ormai montava continuamente non potesse, per qualche misteriosa ragione, chiamarsi suo amico. Purnondimeno continuarono ad arrivargli dai suoi vicini, per un pezzo, numerosi inviti. "Vorrà il barone onorare la nostra festa della sua presenza?", "Vorrà il barone prendere parte alla nostra caccia al cinghiale?" "Metzengerstein non va a caccia", "Metzengerstein non accetta" erano le sue laconiche altere risposte. Tali ripetuti insulti non potevano alla lunga esser sopportati dall'orgogliosa nobiltà. Gli inviti si fecero meno cordiali, meno frequènti, e poco alla volta cessarono del tutto. La vedova del disgraziato conte di Berlifitzing espresse il desiderio "che il barone, giacché disprezzava la compagnia dei suoi eguali, fosse costretto a stare in casa quando avrebbe desiderato di non esserci, e a cavalcare, giacché preferiva la compagnia di un cavallo, quando non avrebbe voluto cavalcare". II che non era, di certo, che una sciocca esplosione del rancore ereditario; e dimostrava soltanto come le nostre parole possano perdere ogni significato a forza di voler dar loro una forma di estrema energia. Le persone d'animo benigno, tuttavia, attribuivano il mutamento di condotta del giovane gentiluomo al suo naturale dolore di figlio troppo presto rimasto privo dei genitori; dimenticando, però, il suo atroce e strafottente contegno dei giorni che avevano immediatamente seguito a quella duplice perdita. Alcuni lo accusarono di essersi fatta un'idea esagerata della propria importanza e della propria dignità. Altri (e fra questi il medico della famiglia) non esitarono a parlare di malinconia morbosa e di mali ereditarii; mentre oscure insinuazioni,di più equivoca natura, correvano sulle bocche della moltitudine. L'attaccamento morboso del barone per la sua nuova cavalcatura - attaccamento che pareva rafforzarsi ad ogni nuovo esempio che l'animale dava delle sue feroci e demoniache tendenze - finì per essere giudicato, da tutta la gente ragionevole,come una passione contro natura. AI riverbero meridiano, nelle ore morte della notte, col bel tempo o con la tempesta, e fosse malato o in buona salute, il giovane Metzengerstein era sempre inchiodato alla sella del suo colossale destriero, la cui irrefrenabile audacia si accordava così bene al carattere di lui. Si verificarono inoltre delle circostanze che, rapportate agli ultimi avvenimenti, circonfusero di una atmosfera di prodigio e di sovrannaturalezza la mania del cavaliere e le qualità dell'animale. Si misurò accuratamente lo spazio che questo superava con un salto, e si trovò ch'era assai più grande di quanto dai più esagerati fosse stato supposto. II barone, poi, non aveva dato nessun nome alla bestia, laddove tutti gli altri cavalli della sua scuderia erano distinti da appellativi caratteristici. La stalla per il nuovo destriero era stata adattata ad una certa distanza dalle altre; nessuno, eccettuato il barone, aveva osato varcarne la soglia per la cura e la pulizia dell'animale. Si notò pure che nessuno dei tre inservienti, i quali erano riusciti per mezzo di una corda a nodo scorsoio ad impadronirsi del destriero in fuga dal disastro di Berlifìtzing, poteva affermare con certezza di aver posto le mani, nel corso della pericolosa lotta o in alcun filtro momento successivo,sopra il corpo della bestia. Che un nobile e focoso destriero dia prove di una speciale intelligenza non è cosa che possa destare in modo eccezionale l'interesse della gente, ma nel caso in questione c'erano circostanze tali da impressionare flnache i più scettici e indifferenti; tanto che si diceva di volte in cui l'animale aveva fatto retrocedere inorridita la folla che gli stava intorno ad ammirarlo, per l'impressionante profondità di significato del suo terribile pestar di zampa, e di volte in cui il giovane Metzengerstein s'era voltato altrove tutto pallido per sfuggire a un improvviso sguardo indagante del suo occhio serio e quasi umano. Nessuno tra la servitù del barone pose mai in dubbio l'eccezionale affezione che il giovane nobiluomo portava al cavallo per le sue focose qualità; nessuno, tranne un insignificante paggetto le cui deformità erano sempre tra i piedi alla gente e alle cui opinioni non si poteva attribuire molta importanza. Egli (se la cosa vale la pena d'esser ricordata) aveva la sfrontatezza di affermare che il suo padrone non era mai salito in sella senza un inesplicabile fremito, imper cettibile quasi; e che al ritorno da ognuna delle sue lunghe cavalcate quotidiane una espressione di malvagità trionfante tendeva tutti i muscoli della sua faccia. Una tempestosa notte, Metzengerstein, destatosi da un sonno pesante, usci come pazzo dalla sua camera, sali in gran furia a cavallo e scomparve d'un balzo nei labirinti della foresta. L'avvenimento era tanto comune che nessuno vi fece caso, però i domestici attesero il ritorno del barone con viva ansietà dacché gli stupendi, meravigliosi edifizi di palazzo Metzengerstein avevano cominciato, qualche ora dopo quella partenza, a scricchiolare e a vacillar sulle fondamenta per la livida intensità d'un indomabile incendio. Come le fiamme, quando la gente se ne avvide, avevano già progredito di tanto che ogni sforzo per salvare una parte qualunque degli edifizi appariva chiaramente inutile, gli accorsi se ne stavano attoniti là intorno in ozioso se non apatico silenzio. Ma ecco che qualcosa di nuovo e terribile richiamò su di sé l'attenzione della moltitudine, e dimostrò quanto più intenso sia l'interesse che può fomentare in una folla la contemplazione della sofferenza umana, a paragone di quello suscitato anche dai più spaventevoli spettat'oli della materia inanimata. Sul lungo viale di antiche querce che dalla foresta conduceva all'ingresso del palazzo Metzengerstein, fu scorto un destriero, montato da un cavaliere senza cappello e con gli abiti tutti scompigliati, che spiccava salti tali da vincere in impeto l'impetuoso demone della tempesta. Il cavaliere, era indiscutibilmente chiaro, non riusciva a frenare la corsa. Che stesse sostenendo uno sforzo sovrumano si vedeva dall'aspetto angosciato della sua faccia, e dal convulso agitarsi del corpo; epperò, tranne un grido isolato, dalle lacere labbra ch'egli si mordeva sempre più nella crescente intensità del terrore, non gli sfuggiva alcun suono. Ancora un attimo, e lo scalpitio degli zoccoli risuonava più acuto ed alto che il ruggire delle fiamme e lo stridere del vento; e l'attimo dopo, superati il fossato e la soglia, con un salto solo, il cavallo si slanciava su per le vacillanti scale del palazzo e scompariva, insieme al suo cavaliere, tra i turbini del fuoco. D'improvviso cadde allora la furia della tempesta, e sopravvenne una tetra calma di morte. Una fiamma bianca salì ad avviluppare come in un sudario tutto il palazzo, e divampando nell'aria ferma riverberò in lontananza una luce sovrannaturale, mentre una nuvola di fumo si addensava pesante sopra gli edifizi prendendo la forma di un colossale cavallo.

 

 

Da "Racconti del terrore".

Bibliografia

 
"Nel racconto breve" scrive Poe "l'autore è in grado di attuare il suo pieno intento senza interruzione. Durante l'ora che dura la lettura, l'animo del lettore è sottomesso al suo controllo." 
30 March

Cosa vorrei adesso....

 
 
Ho visitato un blog molto bello, quello della fata  Vale ed un suo ntervento mi ha fatto riflettere su cosa vorrei si realizzasse adesso....  
 

Io vorrei che diminuissero: l'egoismo che esprime il comportamento di molte persone, l'indelicatezza, la iattanza e la strafottenza di molti, la puzza sotto al naso di altri, l'impercettibile tensione ad essere disponibili verso il prossimo di molti.Vorrei che aumentassero: l'umiltà, la semplicità e la spontaneità nel vivere i rapporti e nel porsi verso il prossimo,il rispetto, la solidarietà, la generosità.

 

 

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Novella del giorno...

Ciao a tutti!! Ecco qui una simpatica novella che mi ha mandato un mio amico, Lucio.
 
 

C'era una volta un asino di una contadina. Un giorno l'asino cadde in un pozzo. Il povero animale pianse ininterrottamente per ore. La contadina affranta dai lamenti dell'asino voleva tirarlo fuori. Ma dopo inutili sforzi e tentativi, penso' di lasciar stare: l'animale era vecchio e il pozzo secco. Decise, quindi, di lasciare l'asino sottoterra e di chiudere il pozzo ormai privo d'acqua. Chiese cosi'aiuto agli altri contadini del villaggio per ricoprire di terra il pozzo. Il povero asino imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo, capi' le intenzioni degli esseri umani e scoppio' in un pianto irrefrenabile. Ma all'improvviso smise di piangere, suscitando lo stupore di tutti. Passarono le ore, le zolle di terra venivano buttate velocemente fin quasi a ricoprire il pozzo interamente. Finalmente la contadina ebbe il coraggio di guardare in fondo al pozzo e rimase sorpresa per quello che vide. L'asino era ancora li': utilizzava ogni palata di terra che riceveva sulla testa come un gradino, la scrollava di dosso e la lasciava alle sue spalle. Man mano che i contadini gli gettavano le zolle di terra, saliva sempre di più e si avvicinava al bordo del pozzo. Zolla dopo zolla, gradino dopo gradino, l'asino riuscì ad uscire dal pozzo con un grande balzo. Comincio' cosi' a trottare felice. Con le pale in mano, i contadini rimasero a guardare lo spettacolo ed erano talmente allibiti che non erano più' capaci di dire nulla. La vita ci butta terra di tutti i tipi e ci affonda in pozzi neri profondi. Il segreto per uscire più forti dal pozzo è scuotersi la terra di dosso e fare un passo verso l'alto. Ognuno dei nostri problemi si trasformerà' in un gradino che ci condurrà' verso l'alto. Nei momenti più duri e tristi possiamo risollevarci lasciando alle nostre spalle i problemi più grandi, ed anche se sembra che nessuno ci dia una mano per aiutarci, l'Universo ci offre sempre un'opportunità da cogliere. Sta a noi saperla riconoscere.

 

 

29 March

Il Principe Felice e altri racconti

 

 

Se avete un pò di tempo e se già non le conoscete, vi propono delle favolette di Oscar Wilde:

Il Principe Felice, l'Usignolo e la Rosa e il Gigante Egoista.

Il principe felice è la
 favola della generosità per eccellenza.... ed una delle mie preferite . E le altre.... beh che aspettate a leggerle?

                                               

 

 CLICCATE QUI

Qui sotto ho inserito il testo del "PRINCIPE FELICE"

 

IL PRINCIPE FELICE Nel punto più alto della città, su un'alta colonna, stava la statua del Principe Felice. Era tutto coperto di sottili lamine di oro preziosissimo, come occhi aveva due zaffiri lucenti, e un grande rubino brillava sull'impugnatura della spada. Era molto ammirato da tutti. "E' bello come una banderuola - notò un membro del Consiglio della Torre che si vantava di essere un esperto d'arte, - ma non è altrettanto utile" aggiunse, temendo che la gente potesse pensare che era una persona dotata di scarso senso pratico. "Perché non assomigli al Principe Felice? - domandava una mamma al suo bambino che era solito piangere per niente. - Il Principe Felice non si sogna neppure di piangere per qualcosa". "Mi fa piacere che ci sia qualcuno al mondo che è sempre felice" mormorò un uomo deluso dalla vita alzando lo sguardo sulla magnifica statua. "Sembra proprio un angelo" dissero i ragazzi della Carità mentre uscivano dalla cattedrale con le loro lucenti mantelline scarlatte e i lindi grembiulini. "Come lo sapete? - disse il Maestro di Matematica. - Non ne avete mai visto uno". "Ah, ma noi li vediamo, nei nostri sogni" risposero i bambini; e il Maestro di Matematica corrugò le sopracciglia e li guardò con molta severità, perché non approvava che i bambini sognassero. Una notte volò sulla città un piccolo Rondone. I suoi amici erano partiti per l'Egitto sei settimane prima, ma lui era rimasto indietro, perché si era innamorato della più bella Canna del fiume. L'aveva incontrata all'inizio della primavera mentre volava lungo il fiume inseguendo una farfalla gialla, ed era stato così attratto dalla sua esile figura che si era fermato a parlarle. "Posso amarti?" chiese il Rondone, a cui piacevano le maniere spicce, e la Canna gli fece un profondo inchino. Così volò più volte intorno a lei, toccando l'acqua con le sue ali, e formando leggeri increspature. Questo era il suo modo di fare la corte, e continuò per tutta l'estate. "E' una passione ridicola - squittirono le altre Rondini, - quella non ha denaro, ma solo troppi parenti". In verità il fiume era pieno di canne. Poi, quando arrivò l'autunno, le altre rondini volarono via. Dopo che le compagne se ne furono andate, egli si sentì solo, e cominciò a stancarsi della sua innamorata. "Non c'è conversazione - disse egli, - e io ho paura che sia una civetta, perché sta sempre ad amoreggiare con il Vento". E certamente, ogni qualvolta soffiava il Vento, la Canna faceva il più grazioso degli inchini. "E poi ha la stoffa della casalinga - continuò il Rondone, - mentre io amo viaggiare, e mia moglie, di conseguenza, dovrebbe viaggiare anche lei". "Vuoi venire con me?" le chiese alla fine; ma la Canna scosse la testa poiché era molto affezionata alla sua casa. "Ti sei preso gioco di me" gridò lei. "Io parto per le Piramidi. Arrivederci!" e volò via. Volò tutto il giorno, e di notte arrivò in città. "Dove mi poserò? - si domandò il Rondone. - Spero che la città possa ospitarmi". Detto questo, vide la statua sull'alta colonna. "Mi metterò là - disse ad alta voce, - è una posizione bellissima, ben esposta all'aria aperta". Così il Rondone scese tra i piedi del Principe Felice. "Ho un letto d'oro" disse tra sé, guardandosi attorno, e si preparò per dormire; ma aveva appena messo la testa sotto l'ala, che una grossa goccia d'acqua cadde su di lui. "Che cosa curiosa! - pensò. - Non c'è neppure una nuvola nel cielo, le stelle sono chiarissime e lucenti, eppure sta piovendo. Il clima nel nord dell'Europa è veramente capriccioso. La Canna amava la pioggia, ma il suo era puro egoismo". Poi un'altra goccia cadde. "A che serve una statua se non ti ripara dalla pioggia? - disse. - Devo cercare una cappa di camino" e si decise a volare via. Ma prima che aprisse le ali, una terza goccia cadde, ed egli guardò in su, e vide... ah! che cosa vide? Gli occhi del Principe Felice erano pieni di lacrime, e le lacrime scivolavano giù dalle guance d'oro. La sua faccia era così bella nella luce lunare che il piccolo Rondone si sentì impietosire. "Chi sei?" chiese. "Io sono il Principe Felice". "Perché allora stai piangendo? - continuò il Rondone. - Mi hai completamente bagnato". "Quando ero vivo e avevo un cuore da uomo - rispose la statua, - io non sapevo cosa fossero le lacrime perché vivevo nel Palazzo di Sans-Souci, dove alla tristezza non era permesso di entrare. Durante la giornata giocavo con i miei compagni nel giardino, e di sera mi lanciavo nelle danze nel Grande Salone. Intorno al giardino c'era un alto muro, ma io non mi sono mai preoccupato di chiedere cosa ci fosse al di là perché tutto quello che stava intorno a me era bellissimo. I miei cortigiani mi chiamavano il Principe Felice, e felice lo ero veramente, se il piacere significa anche felicità. Così io vissi e così io morii. E ora che sono morto mi hanno sistemato qui, così in alto che posso vedere tutte le brutture e le miserie della mia città, e sebbene il mio cuore sia fatto di piombo non posso far altro che piangere". "Che cosa? Non è solido oro?" disse tra sé il Rondone. Era troppo educato per fare osservazioni ad alta voce. "Lontano da qui - continuò la statua con una profonda voce musicale, - lontano, in una piccola via, c'è una povera casa. Una delle finestre è aperta, e attraverso essa posso vedere una donna seduta al tavolo. La sua faccia è magra e consumata, e ha mani arrossate e ruvide, che portano i segni delle punture dell'ago, poiché è una ricamatrice. Sta ricamando alcune passiflore sui guanti di satinche le più graziose damigelle della Regina indosseranno al prossimo ballo di corte. In un letto nell'angolo della stanza c'è un ragazzino ammalato. Ha la febbre, sta chiedendo qualche arancia. Sua madre non ha nient'altro da dargli che l'acqua del fiume, e è per questo che lei sta piangendo. Rondine, rondine, rondinella, le porterai il rubino dell'impugnatura della mia spada? I miei piedi sono fissati a questo piedistallo e non posso muovermi". "Sono attesa in Egitto" disse il Rondone. "Starai con me una notte, vuoi essere il mio messaggero? Il ragazzo ha sete, e sua madre è così triste..." replicò il Principe. "Non credo mi piacciano i ragazzi - rispose il Rondone, - l'estate scorsa, mentre volavo sul fiume, due ragazzi malvagi, i figli del mugnaio, lanciavano sempre i sassi contro di me. Non mi hanno mai colpito, naturalmente; noi rondini voliamo troppo bene perché ci raggiungano, e inoltre io provengo da una famiglia famosa per la sua agilità; comunque, è irrispettoso da parte di un ragazzo comportarsi in così". Ma il Principe Felice sembrava così triste che il piccolo Rondone ne fu dispiaciuto. "Fa molto freddo qui - gli disse, - ma io starò con te questa notte, e sarò il tuo messaggero". "Grazie, piccolo Rondone" disse il Principe. Così il Rondone prese il grande rubino dalla spada del Principe, e volò via con questo nel becco sopra i tetti della città. Passò vicino alla torre della cattedrale, con gli angeli di marmo bianco scolpiti. Vicino ad un palazzo sentì la musica di una sala da ballo. Una bellissima ragazza uscì sul balcone con il suo spasimante. "Che meraviglia le stelle - le disse lui, - meraviglioso il potere dell'Amore!" "Spero che il mio vestito sia pronto in tempo per il ballo di Stato - intervenne la ragazza, - ho ordinato che vi venissero ricamate alcune passiflore; ma la ricamatrice è così pigra!" Passò sopra al fiume, e vide le lanterne appese al bompresso delle navi. Passò sopra il Ghetto, e vide i vecchi ebrei che contrattavano tra loro, e pesavano il denaro sui loro bilancini di rame. Alla fine il Rondone arrivò alla povera casa e guardò all'interno. Il ragazzo si agitava nel suo letto per la febbre e la madre si era addormentata perché troppo stanca. Balzò dentro e lasciò il grande rubino sul tavolo, dietro al ditale per cucire. Quindi volò gentilmente intorno al letto, facendo leggermente vento al capo del ragazzo con le sue ali. "Che frescura - disse il ragazzo, - mi sento meglio" e cadde in un delizioso torpore. Quindi il Rondone tornò dal Principe Felice, e gli raccontò cosa aveva fatto. "E' curioso - notò il volatile, - ma ora mi sento abbastanza caldo, anche se fa freddo". "Senti caldo perché hai compiuto una buona azione" commentò il Principe. E il piccolo Rondone cominciò a riflettere fino a quando si addormentò. Pensare lo aiutava sempre a prendere sonno. Quando il giorno spuntò, egli volò lungo il fiume e fece un bagno. "Che fenomeno strano! - esclamò il Professore di Ornitologia, che stava passando sul ponte. - Una rondine in inverno!" e scrisse una lunga relazione sull'episodio per il locale quotidiano. La relazione ebbe grande risonanza e venne citata da tutti, tanto era piena di parole che nessuno capiva. "Questa notte partirò per l'Egitto" disse il Rondone pieno di entusiasmo davanti a questa prospettiva. Visitò tutti i monumenti della città, e si posò a lungo sulla cima del campanile. Dovunque egli andasse, i passeri si rallegravano, dicendosi l'un l'altro: "Che uccello strano, diverso dagli altri!". Così trascorse una piacevole giornata. Quando la luna spuntò, ritornò dal Principe Felice. "Posso farti qualche favore in Egitto? - gli domandò. - Sto partendo". "Rondine, rondine, rondinella - disse il Principe, - starai con me una notte di più?" "Mi aspettano in Egitto - rispose il Rondone, domani le mie amiche voleranno fino alla seconda cateratta. L'ippopotamo nuota tra i giunchi e su un trono di granito siede il dio Memnon. Tutte le notti guarda le stelle, e quando la stella del mattino brilla, egli lancia un grido di gioia, poi fa silenzio. A mezzogiorno i leoni dalla bionda criniera scendono a bere fino al bordo dell'acqua. Essi hanno occhi come berilli verdi e il loro ruggito è fragoroso come il rumore della cateratta." "Rondine, rondine, rondinella - disse il Principe, - lontano dalla città io vedo un giovane uomo in una soffitta. Egli è piegato sopra un tavolo coperto di carte, e in un grosso bicchiere al suo fianco c'è un mazzo di violette bianche e rosse. I suoi capelli sono castani e crespi, e le sue labbra sono rosse come una melagrana, e ha occhi grandi e sognanti. Sta tentando di scrivere una commedia per il Direttore del Teatro, ma fa troppo freddo per continuare ancora. Non c'è fuoco nel camino, e la fame lo fa barcollare". "Starò con te una notte ancora - replicò il Rondone, che aveva veramente un grande cuore, - gli porterò un altro rubino?" "Eh, non ho più rubini ora - sospirò il Principe, i miei occhi sono tutto quello che mi resta. Sono fatti di rari zaffiri, e vennero portati dall'India mille anni fa. Strappamene uno e portaglielo. Lo venderà a un gioielliere, e comprerà cibo e legna da ardere, così finirà il lavoro". "Caro Principe - disse il Rondone, - non posso farlo" e cominciò a piangere. "Rondine, rondine, rondinella - insistette il Principe, - fai come ti dico". Così il Rondone strappò l'occhio del Principe, e volò via verso la soffitta dove abitava il giovane scrittore. Fu abbastanza facile entrare, dato che c'era un buco nel tetto. Il giovane teneva la testa fra le mani, perciò non sentì il battito delle ali dell'uccello, e quando alzò gli occhi trovò il bellissimo zaffiro tra le violette bianche e rosse. "Sto cominciando ad essere apprezzato esclamò, - questo è da parte di un grande ammiratore. Ora io posso finire il mio lavoro" e nel suo sguardo passò finalmente la felicità. Il giorno seguente il Rondone volò sul porto. Si posò sull'albero maestro di un grande vascello e guardò i marinai che trasportavano grandi casse fuori dalla stiva per mezzo di corde di canapa. "Oh, issa!" urlavano appena una cassa veniva su. "Sto andando in Egitto" gridò il Rondone, ma nessuno lo capì, e, quando la luna spuntò, volò dal Principe Felice. "Sono venuto a salutarti" gli disse. "Rondine, rondine, rondinella - supplicò il Principe, - starai con me ancora una notte?" "E' inverno - rispose il Rondone, - e la fredda neve scenderà ben presto. In Egitto il sole è caldo sui palmeti verdi, e il coccodrillo si allunga pigramente nella palude. Le mie compagne stanno costruendo un nido nel Tempio di Baalbec, e le colombe rosa e bianche stanno guardandoli e tubano fra loro. Caro Principe, io devo lasciarti, ma non ti dimenticherò, e la prossima primavera ti porterò due bellissimi gioielli in cambio di quelli che hai ceduto. Il rubino sarà più rosso di una rosa rossa, e lo zaffiro sarà blu come il grande mare". "Nella piazza giù in basso - lo interruppe il Principe Felice, - c'è una piccola fiammiferaia . Ha lasciato cadere i fiammiferi nel fango, e sono tutti rovinati. Suo padre la picchierà se lei non porterà a casa un po' di denaro, e per questo sta piangendo. Non ha scarpe né calze, e la sua testolina è scoperta. Strappami l'altro occhio, e daglielo, così suo padre non la picchierà". "Starò con te un'altra notte - sospirò il Rondone, - ma non posso strapparti un altro occhio. Diventeresti cieco". "Rondine, rondine, rondinella - disse il Principe,- fai come ti dico". Così il Rondone strappò l'altro occhio al Principe. Poi passò, volando impetuoso, vicino alla fiammiferaia, e fece scivolare il gioiello nel palmo della sua mano. "Che splendido pezzo di vetro" esclamò la ragazzina; e corse a casa ridendo. Quindi il Rondone tornò dal Principe. "Ora sei cieco - gli disse, - starò con te per sempre". "No, Rondinella - disse il povero Principe, - devi volare in Egitto". "Starò con te per sempre" insisté il Rondone, e dormì ai piedi del Principe. Tutti i giorni che seguirono il Rondone si sedette sulla spalla del Principe e gli raccontò quello che aveva visto di strano nelle terre dove era stato. Gli parlò degli ibis rossi, che stavano in lunghe file sulle rive del Nilo, trasportando pesci rossi nel becco; della Sfinge, che è vecchia come il mondo, e vive nel deserto, e conosce ogni cosa; dei mercanti, che camminano lentamente al fianco dei loro cammelli, portando rosari d'ambra nella mano; del re della Montagna della Luna, che è nero come l'ebano, e adora una grossa sfera di cristallo; e del grande serpente verde che dorme tra le palme, e ha venti preti che lo nutrono di torte al miele; e dei Pigmei che navigano su un grande lago a bordo di una vasta foglia piatta, e sono sempre in guerra con le farfalle. "Caro Rondone - disse il Principe, - tu hai visto cose meravigliose, ma più meravigliosa di tutto è la sofferenza di un uomo e di una donna. Non c'è mistero tanto grande quanto la miseria. Vola sulla mia città, piccola Rondine, e dimmi cosa vedi laggiù". Così il Rondone volò sulla grande città e vide i ricchi che si divertivano nelle loro bellissime case, mentre i mendicanti chiedevano l'elemosina davanti ai loro portoni. Volò sui vicoli bui e vide la faccia smunta dei bambini affamati che osservavano tristemente la strada desolata. Sotto l'arco del ponte due ragazzini stavano distesi l'uno nelle braccia dell'altro nel tentativo di difendersi dal freddo. "Che fame!" si lamentavano di tanto in tanto. "Non potete stare qui" gridò loro la guardia, e i due se ne andarono, vagabondi sotto la pioggia. Allora il Rondone tornò indietro per raccontare al Principe quello che aveva visto. "Io sono coperto di oro prezioso - disse il Principe, - prendilo, foglia per foglia, e portalo ai poveri; gli uomini sono sempre convinti che l'oro dia la felicità". Il Rondone staccò foglia dopo foglia l'oro del quale era rivestito il Principe, fino a che egli non apparve del tutto scuro e grigio. Foglia dopo foglia l'oro preziosissimo venne portato ai poveri, e la faccia dei bambini si fece colorita, e iniziarono a ridere e a giocare nella strada. "Ora abbiamo il pane!" gridarono. Poi allora scese la neve, e dopo la neve arrivò il gelo. Le strade sembrava fossero fatte d'argento tanto erano cristalline e luccicanti; lunghi ghiaccioli pendevano dalle grondaie delle case, le persone indossavano le pellicce, e i bambini portavano berretti scarlatti e pattinavano sul ghiaccio. Il povero Rondone sentiva sempre più freddo, ma non avrebbe mai lasciato il Principe, lo amava troppo. Beccò un po' di mollica davanti al negozio del panettiere senza essere visto, e tentò di mantenersi al caldo battendo continuamente le ali. Ma infine capì che la morte si stava avvicinando. Gli restò la forza per andare una volta ancora sulla spalla del Principe. "Arrivederci, caro Principe! - mormorò. - Permettete che vi baci la mano?" "Sono felice che tu stia partendo per l'Egitto disse il Principe, - sei rimasto troppo a lungo con me; ma vorrei che tu mi baciassi sulle labbra, perché io ti amo". "Non è in Egitto che sto andando - disse il Rondone, - sto per entrare nella Casa della Morte. La Morte è la sorella del Sonno, non è vero?" Baciò il Principe Felice sulle labbra, e cadde al suolo morto. In quel momento uno strano scricchiolio si sentì arrivare da dentro la statua, come se qualcosa si fosse rotto. In effetti il cuore di piombo si era spezzato proprio in due. Certamente era stato il gelo. La mattina dopo, di buon'ora, il Sindaco si trovò a passeggiare nella piazza, sotto la statua, accompagnato dal Consigliere della Torre. Quando passarono davanti alla colonna guardarono in su e il primo disse: "Cielo! Com'è malvestito il Principe Felice!". "Che aspetto miserabile!" replicò il secondo, che era sempre d'accordo con il Sindaco; e salirono sul piedistallo per controllare meglio. "Il rubino è caduto dalla spada, il Principe non ha più gli occhi e non è più ricoperto d'oro - esclamò il Sindaco, - è poco meglio di un mendicante!" "Un po' meglio di un mendicante" ribadì il Consigliere della Torre. "E c'è anche un uccello morto ai suoi piedi! continuò il Sindaco. - Dobbiamo dichiarare pubblicamente che all'uccello non era stato accordato il permesso di morire qui". E il Segretario Comunale redasse un bando. Quindi la statua del Principe Felice venne abbattuta. "Poiché non è più bella a vedersi, non è più nemmeno utile" disse il Professore d'Arte dell'Università. Quindi venne fusa in una fornace, e il Sindaco riunì il Consiglio per decidere che cosa si dovesse farne del metallo ottenuto. "Naturalmente, dobbiamo costruire un'altra statua - egli disse, - e sarà la mia effigie". "No, sarà la mia" disse ognuno dei Consiglieri, e cominciarono tutti a protestare. L'ultima volta che li ho sentiti parlare stavano ancora discutendo a chi andava dedicata la statua. "Che strana cosa! - disse il capo fabbrica agli operai della fonderia. - Questo cuore di piombo spezzato non riesce a fondersi. Dovremo gettarlo via". Così egli lo buttò tra i rifiuti, proprio dove giaceva anche il Rondone morto. "Portami le due cose più preziose che ci sono nella città" disse Dio ad uno dei suoi Angeli; e l'Angelo gli portò il cuore di piombo e l'uccello morto. "Hai scelto bene - disse, lodandolo, Dio, - perché nel mio giardino in Paradiso questo uccellino canterà per sempre, e nella mia città d'oro il Principe Felice sarà il simbolo della mia gloria".

 

 

 

 

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24 March

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Ciao  a tutti!! Oggi vi propongo un test veramente..... simpatico!  Se vuoi farlo clicca qui 
 
Se invece vuoi guardare delle splendide foto.... clicca  QUI  
Per non interrompere la musica, puoi avviarli cliccando i relativi link sull'elenco che si trova alla tua destra....
 
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Ciao!

 
 
 

 

"La segretezza pare essere l'unico modo di rendere misteriosa e meravigliosa la vita moderna. La cosa piu' banale acquista un certo fascino, se si fa di nascosto". 

Oscar Wilde 

 
 
 
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19 March

* PSICO-TEST *


 
 
 
 
Volete scoprire se siete realmente introversi o estroversi?  Se una vostra peculiarità è il sentimento, l'intuizione o il pensiero??  Eccovi un test psicologico veramente carino, che ho scoperto grazie a Kazoo_74 ! Vi consiglio di farlo!!! Basta cliccare ...QUI!!

Se può interessarvi, questo è il profilo che è uscito a me facendo il test:

Per questo tipo introverso, è di primaria importanza essere coerente con i valori nei quali crede. Possiede una sorta di senso etico naturale o spontaneo che diventa spesso segretamente comunicativo. In sua presenza le persone tendono a rispettare e seguire i valori nei quali crede. Esercita quindi un effetto positivo sugli altri. E' una persona calma e riservata. E' sensibile e capace di trattare la gente in maniera molto differenziata. Sa infatti percepire, grazie alle sue ottime qualità intuitive, le differenze e le caratteristiche delle persone che ha di fronte. Malgrado queste doti, può però apparire come un individuo freddo e distaccato a causa della sua introversione che lo porta a non aprirsi facilmente. E' difficile da conoscere ed è molto selettivo nelle sue amicizie. Ha tendenza ad idealizzare le relazioni che per lui sono importanti con il rischio di subire alcune grosse delusioni. Ha inoltre tendenza a personalizzare molto le situazioni con il risultato di essere facilmente ferito o più semplicemente offeso. Ed essendo introverso tende a non "esternare" i suoi sentimenti quandosono stati feriti: si tiene tutto per se. La sua funzione inferiore è la sensazione. Non è quindi particolarmente realistico e pragmatico. Rischia di saltare troppo velocemente alle conclusioni, tralasciando l'analisi di fatti e dettagli importanti. Preferisce seguire le sue ispirazioni, rischiando di commettere degli errori che potrebbe evitare. Non ama prendere tempo per essere preciso. E' una persona creativa e curiosa. Aperta ed interessata a fare nuove conoscenze ma anche a conoscere uove idee, libri, iniziative. Ha frequentemente un amore spiccato per l'arte. Può essere un buon comunicatore che si esprime in maniera appassionata... Ha bisogno di periodi di solitudine o di isolamento. Può avere delle forti spinte religiose o interessi spirituali. Sul piano lavorativo può essere attratto da professioni che abbiano una componente umana, ralazionale basata sul linguaggio.  E' forse il più intellettuale tra i tipi di sentimento. E' inoltre molto leale nei confronti di una organizzazione capace di essere in sintonia con i suoi valori personali.     

  
 
 
 
 
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Lory

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Adoro i cani e prima di tutto il mio Axel!
Mi tocca convivere con i libri di legge.... e mi piace tanto ridere! Un'espressione che mi calza bene: vivi e lascia vivere!!!